mercoledì 10 novembre 2010

Cake al prosciutto crudo e pistacchi di Bronte

Sono una fan dei cakes salé. Sono facili da fare, si prestano a una moltitudine di varianti e fanno sempre la loro porca figura, un po' come i muffin insomma, con cui condividono, a grandi linee, anche il procedimento di preparazione.
Questo cake in particolare mi intrigò sin da quando vidi la sua versione gluten free. Ovviamente, non trovandomi nella necessità di doverlo fare senza glutine, andai a vedere la corrispondente ricetta glutinosa e provai a replicarla con le dosi che venivano indicate, ma non fui per niente soddisfatta del risultato, che era gnucco e sbricioloso... non c'era verso di riuscire a tagliare una fetta che rimanesse integra, neanche col più affilato dei coltelli!!!
Allora ho provato a rifarlo, seguendo stavolta gli ingredienti e le proporzioni di base per quasi tutti cake salati che ho fatto finora, ed è venuto veramente un grande cake, e non solo a giudizio mio, ma anche dei colleghi cha hanno provveduto alacremente a spazzolarlo!



INGREDIENTI:
  • 50 gr di pistacchi di Bronte freschi (nel senso di non tostati e non salati)
  • 80 gr di prosciutto crudo
  • 3 uova
  • 3 C di olio evo
  • 1 dl di latte
  • 50 g di parmigiano grattugiato
  • 180 gr di farina 00
  • 1 bustina di lievito per pizze e torte salate
  • Sale e pepe q.b.

Sbollentare leggermente i pistacchi per poterli spellare e tamponarli con uno scottex per asciugarli bene. Tagliare il prosciutto a listarelle.
In una ciotola setacciare la farina col lievito. In un'altra sbattere le uova, aggiungere l'olio, il latte e il parmigiano. Versare questi ingredienti liquidi nella farina, amalgamare bene, aggiungere i pistacchi e il prosciutto facendoli distribuire bene nell'impasto, salare e pepare.
Versare quest'impasto in uno stampo da plumcake ben unto e infarinato. Io ne ho usato uno da 23,5x10, ma secondo me questa è una dimensione che funziona meglio per una dose e mezza, la prossima volta userò lo stampo da 19,5x10 così viene più alto.
In forno a 180° ventilato. Il mio l'ho tenuto all'incirca 40 minuti, però ho cominciato a controllare la cottura già dopo 25 minuti. In ogni caso, fare sempre la prova stecchino.


E' veramente delizioso, bello soffice e saporito come ci si aspetta che sia un cake salato, proprio buono buono!

venerdì 5 novembre 2010

Crema catalana

Da quanto tempo! Da quanto tempo amoreggiavo con questa caccavella, e ogni volta che andavo a fare la spesa al mio ipermercato preferito, e mi andavo a fare un giretto ai casalinghi, la vedevo, e mi ci fermavo davanti, e poi tiravo avanti, e tornavo indietro... sempre combattuta tra un "massì... ma a che mi serve? tanto non faccio mai né crema catalana, né creme brulée" e un "vabbé, ma non l'hai mai fatte perché ti manca il caramellatore... compralo, e comincerai anche tu a farle!"
E tra un "mannò che non lo voglio", e un "però se ce l'avessi...", finalmente un po' di tempo fa mi sono decisa, e mi sono regalata il caramellatore.
E secondo voi potevo aspettare per usarlo??? ovviamente no, ed ecco dunque la mia crema catalana


nata dalla combinazione di un paio di ricette trovate qua e là per il web, che sinceramente non ricordo più quali fossero, ma tanto non credo che esistano modi tanto differenti per farla... la crema è la crema, può essere più o meno zuccherata, può essere con o senza albumi, con un aroma piuttosto che un altro, ma insomma, alla fine quella è, non è che ci stia niente da inventare!
  • 300 g di latte
  • 3 tuorli
  • 60 g di zucchero fino Zéfiro
  • 20 g di maizena
  • un pezzetto di corteccia di cannella
  • un pezzetto di scorza di limone
  • i semi di 1/2 bacca di vaniglia
per la caramellatura
  • una grattatina di noce moscata
  • zucchero di canna
Scaldare il latte con la cannella, la scorza e i semi di vaniglia. Battere i tuorli con lo zucchero e aggiungere la maizena. Diluire col latte caldo filtrato, versandolo a filo (io ho lasciato che i semi di vaniglia passassero attraverso il filtro, non mi disturba che si vedano i "puntini") e mescolando con la frusta. Rimettere sul fuoco e far addensare, quindi ripartire nelle pirofiline. A me con queste dosi ne sono uscite due, ma confesso che sono pirofiline abbastanza "capienti", quindi erano due porzioni discretamente abbondanti.
Mettere in frigo per qualche ora, quindi passare su ognuna una grattatina di noce moscata e una generosa spolverata di zucchero di canna e fiammeggiare col caramellatore finché lo zucchero non si è, per l'appunto, caramellato.

Prossimamente su questi schermi, proveremo anche la creme brulée... gnam!

giovedì 4 novembre 2010

Vetebrod

Costretta da alcuni giorni ad una lontananza forzata da internet, causa piccì in assistenza, rubo velocemente una mezz'oretta al lavoro (ma che dico? nemmeno mezz'ora... meno, molto meno!) per presentarvi questo dolce lievitato che ho fatto durante il weekend lungo di Ognissanti, e che mi ha dato una grande soddisfazione, sia per la presentazione che per il gusto.
Il Vetebrod è un lievitato svedese, una specie di pandolce molto speziato, che in genere viene servito col caffé. Il mio primo incontro col Vetebrod è stato qui, anche se poi per fare il mio, mi sono attenuta maggiormente a questa ricetta qui.


Ingredienti:
per l'impasto:

  • 225 g di manitoba
  • 225 g di farina 00
  • 115 g di acqua
  • da 155 g a 175 g di latte (i 20 g in più SOLO se necessari)
  • 1 tuorlo
  • 75 g di burro ammorbidito
  • 5 g di di sale
  • 12 g di lievito di birra fresco
  • 75 g zucchero muscovado
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia, o i semi di una bacca
  • i semi di 10 capsule di cardamomo
per il ripieno alla cannella:
  • 75 g di burro morbido
  • 75 gr di zucchero muscovado
  • 1 cucchiaino e 1/2 di cannella in polvere
per la decorazione:
  • 1 albume (per spennellare)
  • granella di zucchero
  • zucchero a velo

Io ho avviato l'impasto la sera dopo cena. Innanzitutto, vanno sbaccellati i semi di cardamomo e tritati bene, o con mortaio e pestello o con un tritatutto che riesca a ridurli in polvere, io ho usato l'omogeneizzatore del Ken.
Tirare il burro fuori dal frigo.
Le due farine vanno setacciate insieme, quindi bisogna prelevarne 115 g e mescolarli con l'acqua e il lievito, coprire e mettere a lievitare per un'oretta circa.
Quindi questo lievitino va buttato nella ciotola dell'impastatrice, si aggiungono altri 2 cucchiai di farina e si inizia a mescolare. Si aggiunge il tuorlo e si fa assorbire, quindi metà dello zucchero, e si fa assorbire pure quello, a questo punto si possono mettere la vaniglia e il cardamomo, si aggiunge ancora un po' di farina e infine il resto dello zucchero.
A questo punto si comincia ad incorporare quel che rimane della farina, alternata al latte. Occhio al latte! I 20 g in più vanno aggiunti SOLO se la farina fa veramente fatica ad assorbirlo. Far impastare bene, e quando si sarà ottenuto un impasto bello elastico, aggiungere il burro un pezzo per volta, dopo che il precedente è stato totalmente incorporato. Far andare ancora il gancio e spegnere quando l'impasto sarà ben incordato, lucido ed elastico.
Giunta a questo punto del procedimento, ho coperto la ciotola con la pellicola e un canovaccio e l'ho messa nella parte meno fredda del frigo per tutta la notte. Altrimenti si può mettere semplicemente a lievitare in un luogo riparato fino al raddoppio.
Preparare il ripieno: ammorbidire bene il burro e mescolarlo con lo zucchero e la cannella.
Scaravoltare l'impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato (la farina serve solo per non far attaccare l'impasto al piano, evitare di fargliene assorbire ancora). Col mattarello, stenderlo fino a dargli una forma più o meno quadrata di circa 30x30. Spalmarci sopra la crema di burro zucchero e cannella, tenendosi a circa 1 cm dai bordi, quindi arrotolare formando un salsicciotto. Con un tagliapasta (o le forbici, o un coltello affilato), praticare dei tagli tutti sullo stesso lato del salsicciotto, ma senza arrivare fino in fondo. Quindi ruotare di 180° a segmenti alterni... mamma mia, è più facile a farsi che a spiegarlo. Vabbé, se qualcuno fosse interessato a capire come funziona, mi lasci un commento e cerco di spiegarlo meglio.
Coprire e rimettere a lievitare in un luogo caldo.



Accendere il forno, 180° ventilato, e intanto che arriva a temperatura, spennellare il Vetebrod con l'albume avanzato, leggermente sbattuto, quindi spolverare con un po' di granella di zucchero. Per la cottura a me sono bastati tra i 15 e i 20 minuti, e dopo 10 minuti ho dovuto anche abbassare la temperatura a 160°, perciò regolarsi col proprio forno. E' molto importante comunque non perderlo mai di vista, perché un attimo prima è bianco, e quello dopo è già scuro!
Far raffreddare e cospargere di zucchero a velo.

Vi posso assicurare che è un tripudio di gusto e profumo!

martedì 26 ottobre 2010

Muffin all'arancia con cuore cioccolatoso

L'abbinamento arancia-cioccolato è uno degli abbinamenti che più riescono a stregare il mio palato... penso, ad esempio, ad un plum-cake molto cioccolatoso intriso di uno sciroppo all'arancia, o a una torta al cioccolato aromatizzato con tante zeste, per non parlare delle scorze d'arancia ricoperte di cioccolato fondente... come si fa a resistere? E siccome la stagione delle arance ormai è alle porte, mentre per il cioccolato è sempre stagione ;-) , vi propongo questa ricetta di muffin molto profumati.
Chiedo scusa se questa volta non metto i credits, ma proprio non me lo ricordo dov'è che ho preso questa ricetta, che comunque devo anche aver pesantemente "aggiustato", dal momento che l'ho rifatta tre volte prima di trovare la consistenza giusta del muffin propriamente detto.


  • 2 cup di farina
  • 1/4 cup di maizena
  • 3/4 cup di zucchero
  • un po' di cannella in polvere
  • un pizzico di sale
  • 1/2 bustina di lievito
  • 3/4 di cup (=200 ml) di succo d'arancia
  • la buccia grattugiata di un'arancia
  • 1 uovo
  • 80 ml di olio di arachidi
  • 1/4 cup di latte
  • 1 quadratino di cioccolato fondente per ogni muffin
Come sempre, mescolare gli ingredienti secchi da una parte, quelli liquidi da un'altra e poi mescolare tutto insieme per ottenere un impasto denso e grumoso. Coprire i fondi dei pirottini (messi nello stampo da muffin) con una cucchiaiata di impasto, metterci sopra il quadratino di cioccolato fondente e coprire con un'altra cucchiaiata di impasto. In forno ventilato a 180° per 25 minuti.

Ideali per coccolarsi con una colazione soffice e profumata.

lunedì 25 ottobre 2010

Sformatino di patate con cuore di funghi filanti

Questi sformatini possono vagamente ricordare i muffin per la forma, ma vi posso assicurare che sono ben altra cosa ;-)
Vi confesso che faccio non poca fatica a dare loro una classificazione... antipasto caldo? secondo? contorno? ma forse è tutta fatica sprecata: perché attenersi ad una rigida schematizzazione, quando è possibile prendere questi deliziosi sformatini per quello che sono? In definitiva, una pietanza estremamente gustosa e versatile, che ben si presta ad essere proposta in svariate situazioni, lasciando a chi deve prepararli la più ampia libertà di scelta in base alle sue esigenze organizzative e di gusto. Cosa si può chiedere di più dalla vita? ;-)
La ricetta originale l'ho vista qui, e io l'ho aggiustata un po' seguendo l'estro del momento.
  • 800 gr di patate (lordi, prima della cottura)
  • 300 gr di funghi misti (ma ne basterebbero anche meno, io ho usato porcini e finferli)
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 manciata di prezzemolo tritato
  • 4 cucchiai di farina
  • 2 uova
  • 1/2 provola a dadini (o altro formaggio filante ma asciutto)
  • pangrattato, olio evo, sale, pepe bianco q.b.

Cuocere i funghi nell'olio con l'aglio passato allo schiacciaglio, oppure intero se poi preferite eliminarlo, aggiungere sale e prezzemolo a fine cottura, spegnere e tenere da parte. Cuocere le patate, intere e con tutta la buccia, in forno preriscaldato a 180° per 30-40 minuti e passarle allo schiacciapatate dopo averle sbucciate. Impastarle con le uova, la farina, il sale e il pepe bianco. Quindi ungere leggermente e cospargere di pangrattato degli stampi da savarin o da muffin, foderarli con l'impasto di patate, mettere al centro un po' di funghi e di formaggio, quindi chiudere con altre patate, spolverare col pangrattato e colare un filino sottile d'olio su ognuno. Con queste dosi a me sono usciti 8 mini-savarin, che poi sono mini per modo di dire, dal momento che 2 sono sufficienti a saziare una persona di medio appetito.
Infornare in forno caldo a 200°, io ce li ho tenuti per 20 minuti, quindi ho abbassato a 180° e li ho tenuti altri 10-15 minuti e li ho lasciati nel forno chiuso ancora per altri 5 minuti dopo aver spento.
Poiché la preparazione non è difficoltosa, ma piuttosto lunga, per non passare la mattinata in cucina io suggerisco di fare in due tempi, magari la sera prima si prepara l'impasto di patate e si cuociono i funghi, e il giorno dopo si assembla il tutto.

Sarà per la presenza dei funghi, ma mi sanno così tanto di autunnale, proprio adatti a questo periodo!

domenica 24 ottobre 2010

Amaretti di Voltaggio

Avete anche voi l'abitudine di congelare gli albumi che avanzano dalla preparazione di creme, frolle etc e per cui gli albumi non vengono usati, e di ritrovarvi quindi con una quantità di albumi che vi ruba spazio nel congelatore e per cui dovete inventarvi qualcosa per riuscire a farla fuori? Questi amaretti di Voltaggio (che non è parente di Wattaggio, e nemmeno di Amperaggio ;-P , ma un comune in provincia di Alessandria) potranno aiutarvi brillantemente a risolvere il problema, ottenendo il duplice risultato di smaltire qualche albume producendo una leccornia dal gusto veramente raffinato, come solo i dolci di mandorle sanno essere.


Per farli vi occorrono:
  • 200 g di farina di mandorle
  • 200 g di zucchero a velo (più quello necessario per spolverizzare)
  • 85 g di albume (circa 2)
  • 30 g di farina
  • 1-2 fiale di aroma di mandorle amare (dipende dai gusti, se si preferisce che l'amarognolo risulti più o meno marcato)
  • una trentina circa di mandorle spellate


Montare a neve gli albumi con 50 g di zucchero. In un'altra terrina, mescolare la farina di mandorle con il restante zucchero a velo e l'aroma. Incorporare gli albumi e quindi anche la farina, amalgamando bene tutti gli ingredienti.
Con questo composto riempire una sac-à-poche con un beccuccio a foro largo dentellato. Sulla leccarda foderata di cartaforno, formare gli amaretti e disporre una mandorla su ognuno di essi.
Infornare in forno già caldo a 170° statico, se infornate una singola leccarda, oppure 150° ventilato, se le leccarde sono due. Fate cuocere per una decina di minuti, finché i bordi non cominciano a dorare.
Cospargere con abbondante zucchero a velo mentre sono ancora caldi.

sabato 23 ottobre 2010

Labneh, o formaggio di yogurt

Riesce difficile resistere davanti a tanta cremosità. L'attimo stesso in cui lo vedi, anche solo in fotografia, così bianco e soffice, la salivazione sale a 1000 e tutto quello che vorresti, oltre ad assaggiarlo spalmato su un crostino, è sapere come puoi fare per averlo. Il labneh è una specialità della cucina libanese, e prepararlo in casa è facilissimo! Servono infatti poche cose, poco impegno e poco tempo... è sufficiente procurarsi
  • 340 g di yogurt bianco intero (io ho usato quello greco Total Fage, ma non è necessario che sia proprio quello greco)
  • 1 cucchiaino raso di sale
  • 1 fascella
  • un paio di garze sterili 18x40
  • un pezzo di spago da cucina
  • un recipiente in cui poter lasciare in sospensione la fascella
  • facoltativamente, erbette, aromi e spezie varie, ma di questo parlerò dopo.
Versare lo yogurt in una ciotola e mescolarvi il cucchiaino di sale. Foderare la fascella con un paio di garze, in modo da coprirlo completamente, lasciando sporgere i lembi fuori dall'orlo. Colare lo yogurt mescolato col sale nella fascella, tirare su i lembi delle garze, stringere delicatamente e chiuderli con lo spago da cucina. Incastrare la fascella nell'imboccatura del recipiente, in modo che dal fondo della fascella sia libero di colare via tutto il liquido che lo yogurt rilascerà. Porre il tutto in frigorifero per 24 h.


Trascorse le 24 ore, togliere il labneh dalle garze perché sarà pronto per essere spalmato su una bella fetta di pane. Se si lascia per altre 24 ore nella fascella, raggiungerà una consistenza ancora più soda, che permetterà di lavorarlo un po' e ricavarne delle palline, che potranno essere messe sott'olio sia lasciandole così come sono, nature, oppure dopo averle arrotolate un po' in un trito di erbette aromatiche, oppure di semi di sesamo, oppure... perché no? in una granella di mandorle o nocciole.


Gli aromi possono essere anche mescolati nel labneh, al momento in cui viene aggiunto il sale. Io, per esempio, ho tritato molto finemente 3 cucchiaini di semi di sesamo, 1 cucchiaino scarso di timo fresco e 1 cucchiaino scarso di aneto secco insieme alla dose di sale, ed ho mescolato questo trito allo yogurt. Il risultato è un labne deliziosamente aromatizzato, col gusto fresco dell'aneto che invade prepotentemente il palato.


Le possibili varianti sono infinite: con rucola e peperoncino, con erba cipollina e paprika dolce, con salmone affumicato e prezzemolo, e con qualunque cosa la vostra fantasia vi ispirerà, magari anche una versione dolce, con frutta esotica tipo ananas o mango, da gustare a colazione.

lunedì 18 ottobre 2010

Crostata gianduia

In tanti mi hanno chiesto, fissandomi come se fossi una marziana, come si possa fare a preoccuparsi di come impiegare una confezione di gianduiotti fondenti prima che questi facciano le formiche. Sì, insomma, avevo questi gianduiotti, chiusi in un contenitore ermetico e in frigo, dallo scorso dicembre... sì sì, avete letto bene, DICEMBRE! Erano una delle bontà che da alcuni anni ho il piacere di trovare nel pacco di Natale aziendale e, ci crediate o no, i pochi che mancavano era perché li avevo offerti... io non ne avevo toccato neanche uno!!!
Sì, lo so, è una rivelazione a metà tra un'eresia e una cosa incredibile. La verità è che se avessi voluto cedere al loro richiamo, me li sarei potuti finire in una serata davanti alla tivvù, ma chi la voleva sentire la bilancia poi???
Insomma, stavo co' 'sto pensiero di questi gianduiotti che, non solo si stavano a fare vecchi, ma tra un po' mi arriva un altro pacco di Natale, e molto probabilmente me ne ritroverò un'altra confezione... che faccio??? mumble mumble... e perché non provare a fare una crostata ripiena di crema gianduia? sìììììììì!!! Così avrei finalmente fatto felice anche i colleghi che lamentavano la mia scarsa produttività dolcifera degli ultimi tempi.


La frolla è quella friabile di Santin:
  • 500 g di farina
  • 250 g di burro morbido
  • 140 g di zucchero a velo
  • 3 tuorli d’uovo
  • 1 uovo intero
  • la buccia grattugiata di un limone
Con queste dosi ho fatto due dischi di pasta frolla, e uno l'ho arrotolato e messo in freezer per futuri utilizzi.
Il ripieno è fatto con

  • 440 g di panna liquida
  • 440 g di gianduiotti fondenti Caffarel (specifico la marca perché non so se se ne trovino anche di altre marche)
  • 80 g di zucchero fino Zéfiro
  • 3 uova

Scaldare la panna, a cui si sarà mescolato lo zucchero, in un pentolino e, quando inizia a bollire, buttarci dentro i gianduiotti e mescolare finché non sono completamente sciolti. Togliere dal fuoco e lasciar stiepidire. Nel frattempo, foderare uno stampo da crostata col disco di frolla, rifinire i bordi e rimettere in freezer. Questa è una raccomandazione che ho letto sul sito di Santin: lui consiglia che, ad ogni riposo della frolla, questa venga messa in frigo/freezer, e fare in modo che il burro sia rassodato al momento di infornarla.


Quindi, si aggiungono le uova, uno alla volta, alla crema di gianduia, mescolando energicamente per incorporarle, e poi si cola questa crema nel guscio di frolla. Usare eventuali avanzi di frolla per fare delle decorazioni.
Infornare in forno ventilato a 160° per circa 30 minuti, eventualmente abbassando la temperatura se i bordi dovessero colorire troppo in fretta.



Come posso commentare? Io credo che, se il paradiso esiste veramente, deve avere il sapore di questa crostata... ad ogni morso, l'unica cosa che vorresti è che il tempo si fermasse!!!

giovedì 14 ottobre 2010

Muffin doppio cioccolato con cuoricino bianco

Embé, nella vita bisogna essere coerenti: se il titolo è "Muffins 4 All", bisogna che siano muffin per tutti, perciò mò sgroppatevi pure 'sta ricetta tutta per ciocco-dipendenti... più in là magari vedrò di proporre qualche altra digressione extra-muffin.
Questa ricetta è di Pinella, presa sempre dal manuale di Coquinaria che ho già citato qui, a cui ho semplicemente tolto un po' di zucchero, aumentato un po' il lievito e aggiunto il "cuoricino bianco".



  • 210 g di farina
  • 180 g di zucchero
  • 70 g di cacao amaro in polvere
  • 1 bustina di lievito
  • 3 uova
  • 150 ml di latte
  • 130 g di burro fuso
  • 50 g di cioccolato fondente tritato
  • 12 quadratini di cioccolato bianco

Mescolare in una ciotola farina, zucchero, cacao, lievito, cioccolato tritato, in un'altra uova, latte, burro, e quindi unire gli ingredienti liquidi a quelli secchi senza rimestare troppo. Preparare 12 pirottini dentro gli stampi da muffin e colare una cucchiaiata di impasto in ciascuno di essi, disporre un quadratino di cioccolata bianca su ognuno e finire di coprire col restante impasto. Infornare in forno già caldo a 180° per 25-30 minuti circa. Spolverare con zucchero a velo.

Farebbero passare la depressione anche ad un maniaco suicida! :-D

mercoledì 13 ottobre 2010

Blueberry muffins

Stavo notando, non senza una punta di perplessità, che su questo blog che ho intitolato "Muffins 4 All" compare finora una sola vera ricetta di muffin e altre due tarocche... abbastanza un controsenso, non trovate? Soprattutto se si pensa che il nome di questo blog non l'ho scelto a caso, ma è stato dettato dalla mia passione per questo tipo di dolcetto che è tra i miei preferiti, perché è semplice e veloce da preparare e si presta a innumerevoli varianti sia dolci che salate.
Sicuramente, quello che preferisco in assoluto è il tradizionalissimo Blueberry Muffin, il muffin ai mirtilli, di cui trovai una ricetta magnifica nella raccolta di Coquinaria "Tutto Quello che Avete Sempre Voluto Sapere sui Muffin, ma Non Avete Mai Osato Chiedere", che poi, insieme all'altra "I Cento Muffins Più Buoni del Mondo", è la sorgente d'ispirazione principale di quasi tutti i muffin che ho fatto, che faccio e che farò! ;-)


Per 12 muffin:
  • 140 g di farina 00
  • 140 g di farina integrale
  • 100 g di zucchero
  • 1/2 bustina di lievito
  • 1 uovo
  • 1 vasetto di yogurt bianco
  • 100 g. di burro
  • 1 banana
  • 1 cestino (125 g) di mirtilli freschi
  • succo e scorza di 1 limone
Il procedimento l'ho stravolto completamente, perché sul manuale non diceva di fare come normalmente si fanno i muffin, e cioè mescolando gli ingredienti secchi da una parte, quelli liquidi da un'altra e poi incorporandoli mescolando giusto il necessario per farli amalgamare, e infatti la prima volta che li ho fatti sono venuti una ciofeca! Perciò, dopo quella volta ho fatto a modo mio ;-)



Schiacciare la banana con una forchetta, irrorarla col succo di limone per non farla annerire, cospargerla con la scorza grattugiata e tenerla da parte.
Mescolare le farine, il lievito e lo zucchero e buttarci dentro i mirtilli. Sciogliere il burro e mescolarci lo yogurt, l'uovo e la banana col limone.
Unire i liquidi ai solidi, distribuire nei pirottini di carta posizionati negli stampi da muffin e far cuocere in forno a 180° per una mezz'oretta.
Questi muffin sono davvero fantastici, non solo per la loro sofficità, ma perché hanno un sapore identico a quelli che si fanno in America... sì sì, sono proprio loro, senza ombra di dubbio... yeah!

martedì 12 ottobre 2010

Tortina al ciocco bianco con cuore di matcha

Non chiamateli muffin! Anche se può esserci una vaga somiglianza nell'aspetto, il procedimento per fare queste deliziose tortine è completamente diverso.
Anzi, a dirla proprio tutta, questa ricetta nasce come cake dolce bi-colore, come viene mostrato sui blog di Tartine Gourmande e Cavoletto di Bruxelles, però io sono rimasta incantata dalle tortine GF che ho visto sul blog Il Ricettario di Anna, e perciò ho voluto riprodurle anch'io in cotal guisa (miiii, come mi sento aulica stamattina!).
E aggiungo che, se avevo dei dubbi su quale fosse il mio abbinamento preferito, se ciocco bianco/matcha o ciocco fondente/matcha, con queste tortine ho completamente diradato la nebbia dell'incertezza: ciocco bianco/matcha batte ciocco fondente/matcha 1 a 0!


Per dosi e procedimento, ho preso spunto un po' da tutt'e tre i blog linkati:
  • 150 g di zucchero
  • 3 uova
  • 180 g di farina
  • 1 c di lievito in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • 120 g di burro
  • 100 g di ciocco bianco
  • 1 c colmo di polvere di té matcha
  • 50 g di pistacchi (non tostati e non salati)

Fondere il burro e il ciocco bianco in due recipienti separati. Setacciare la farina col lievito e il pizzico di sale. Tritare grossolanamente i pistacchi. Nella planetaria montare a spuma le uova con lo zucchero. Aggiungere un po' per volta il mix di farina-lievito-sale, far incorporare bene, quindi aggiungere il burro fuso mescolando fino ad assorbimento totale.
Dividere questo impasto a metà, ad una aggiungere il ciocco fuso e all'altra il matcha. Negli stampini da tortina monodose, versare una cucchiaiata di impasto bianco e una cucchiaiata di impasto verde, tenendosi a circa 1 cm sotto l'orlo. Cospargere ogni tortina con i pistacchi triturati e infornare in forno già caldo, ventilato, 160° per mezz'ora (fare la prova stecchino).



Sono assolutamente delicate e gustose, i sapori perfettamente equilibrati, a differenza dell'incontro col ciocco fondente dove questo tende a sopraffare prepotentemente il gusto più timido del matcha.
Pucciate nel cappuccino poi, queste tortine aiutano a raggiungere l'estasi!

lunedì 11 ottobre 2010

Conoscete il Chichì Ripieno di Offida?

Offida è una località delle Marche, in provincia di Ascoli Piceno, ed ha dato i natali alla persona che ha generosamente condiviso questa ricetta.


Io, come al solito, ho alterato un po' quantità e ingredienti:
  • 250 g di farina 0 o 00
  • 100 g di manitoba
  • 50 g di semola rimacinata
  • 225 g di acqua
  • 4 g di lievito di birra
  • 15 g di olio evo
  • 1/2 c di malto
  • 1/2 c di sale
Impastare tutti gli ingredienti, nella MdP o nella planetaria come preferite, lasciando lievitare fino a raddoppio. Ungere leggermente (ma proprio un velo!) una teglia da pizza da 27 cm di diametro utile e stenderci un po' più di metà impasto, lasciando che strabordi un po' tutt'intorno, e stenderci sopra una farcia preparata frullando col minipimer
  • 80 g di tonno al naturale sgocciolato
  • una quantità a occhio di verdurine sottaceto (comunque al max uguale, ma non di più del tonno)
  • 1/2 cipolla media

Tirare e adagiarvi sopra il restante impasto, coprire con un canovaccio e rimettere nuovamente a lievitare finché non diventa bello gonfio (circa 1 o 1,5 h), quindi spennellare la superficie con un po' d'olio evo.
Infornare nel forno già caldo a 230° per una ventina di minuti, e comunque fino a doratura.
Mi piace moltissimo questo impasto che, una volta cotto, risulta essere soffice internamente e con una bella crosticina sottile e croccante fuori. Nell'ultima versione che ho fatto, mi sono concessa qualche piccola licenza, del tipo: anziché il tonno, ho usato 80 g di filetto di aringa affumicata e mezza mozzarella fresca tagliata a dadini, che dal frigo continuava ad implorarmi "usami! usami ti prego... mi sto annoiando!"

E comunque so di persone che usano anche tutt'altri ripieni, come ad esempio prosciutto e fontina...


Se una sera volete cambiare, questo chichì è veramente un'ottima alternativa alla solita pizza... provare per credere!

domenica 10 ottobre 2010

Ovino tikka masala con riso thai

Mi piace tantissimo la cucina indiana, speziata e piccante, e quando ho tirato fuori da congelatore un ossobuco di ovino adulto, senza avere le idee ben chiare su come prepararlo, mi sono ricordata di questa ricetta, che originariamente nasce col pollo, ma che di sicuro non mi avrebbe attirato addosso le ire di Visnù se avessi usato l'ovino adulto, visto che questo animale non riveste per gli indù la stessa sacralità di una mucca ;-)
Devo dire che la parte più noiosa della realizzazione di questa ricetta è la preparazione della mise en place... e tira fuori tutte le spezie (e non sono poche!), e misurale, e trita quelle che vanno tritate, e miscelale... vabbé, alla fine ce l'ho fatta!

  • Ossobuco d'ovino adulto
  • Olio evo
  • 3 o 4 capsule d cardamomo
  • 1 stecca di cannella
  • 1 cipolla
  • 2 cucchiaini di zenzero fresco tritato
  • 1 spicchio d'aglio tritato
  • 1 cucchiaino di cumino tritato
  • 1 cucchiaino di coriandolo tritato
  • ¼ di cucchiaino di curcuma in polvere
  • ½ cucchiaino di pepe nero tritato
  • 1 cucchiaio di paprika piccante
  • 1 cucchiaino di garam masala (io avevo il tandoori masala)
  • 1 grosso pomodoro maturo (io ho usato 4 cucchiai di polpa di pomodoro a pezzi)
  • 1 cucchiaio di passata di pomodoro
  • 1 bicchiere d’acqua
  • Yogurt o latte di cocco (io ho usato lo yogurt greco intero)

Con un coltellino ben affilato, togliere l'osso centrale (ed eventuali altri ossicini e nervature) dall'ossobuco e fare a tocchetti la carne. In una capiente padella, far scaldare nell'olio le capsule di cardamomo e la stecca di cannella, quindi rimuoverle quando l'olio si sarà aromatizzato. Mettervi a rosolare la cipolla tritata, e nel frattempo mescolare insieme cumino, coriandolo, curcuma, pepe, paprika, garam masala (o tandoori masala), l'aglio e lo zenzero. Ovviamente anche tutte le spezie dovranno essere ridotte in polvere. Aggiungere questo misto di spezie alla cipolla appassita, mescolare e lasciar scaldare qualche minuto, quindi aggiungere il pomodoro, sia i pezzi che il cucchiaio di passata, e l'acqua. Salare se necessario e far restringere un po', quindi buttarvi dentro i tocchi di carne (ed eventualmente anche gli ossetti che daranno un tocco di sapore in più) e far cuocere 10-15 minuti.
Prima di spegnere la fiamma, aggiungere il vasetto di yogurt (o il latte di cocco), mescolare bene e lasciar cuocere ancora 2-3 minuti.


A parte, cuocere il riso thai come da indicazioni. Servire porzionando il riso e adagiandovi sopra i tocchi di carne con abbondante condimento.

venerdì 8 ottobre 2010

Cottage Dill Bread

Come alla stragrande maggioranza delle persone, anche a me piace molto il pane. Mi piace molto mangiarlo e mi piace molto produrlo. E mi piace andare alla ricerca del pane particolare, del pane che non serva solo da accompagnamento ad una pietanza, ma che anche da solo possa offrire una sua completezza di gusto. E' per questo che mi ha molto incuriosito questa ricetta del Cottage Dill Bread, al punto da spingermi a comprare del formaggio Jocca pur non essendo io una gran consumatrice di questo prodotto.
Però non mi andava l'idea di far fare tutto il lavoro alla MdP, per cui ho deciso che a lei avrei fatto fare solo il lavoro più "duro", mentre io poi avrei formato dei panini che avrei cotto in forno sulla pietra refrattaria. A tal fine, ho leggermente alterato le dosi perché temevo di tirare fuori dalla MdP un impasto troppo idratato da poter poi lavorare manualmente, ed ho avuto ragione. Infatti, anche portando la quantità di farina da 450 a 500 g, devo dire che l'impasto era molto morbido e si appiccicava con facilità al piano di lavoro, che quindi dev'essere ben infarinato.
Inoltre, l'autrice dice che la ricetta originale prevedrebbe anche della cipolla disidratata, che io non uso. Però l'idea della cipolla mi intrigava, e quindi ce ne ho messo un pochino fresco, ed è stata una buona idea.


Il nome di questo pane deriva da Cottage Cheese, che in America sono i fiocchi di formaggio fresco come quello che noi qui conosciamo sotto il nome di Jocca, mentre dill sarebbe aneto.
Nel cestello della MdP inserire in quest'ordine:
  • 100 g acqua
  • 70 g latte
  • 5 g lievito di birra fresco
  • 25 g olio EVO
  • 200 g cottage cheese (formaggio Jocca o similare)
  • 1 c di malto
  • 300 g farina 0
  • 200 g di manitoba
  • 6 g sale
  • 5 g aneto secco
  • 45 g di cipolla fresca affettata sottilmente


Avviare il programma Impasto e lasciare oltre il tempo di lievitazione previsto, altrimenti usare 10 g di lievito come indicato nella ricetta originale.
Scaravoltare l'impasto sul piano infarinato e tagliarne tanti pezzi quanti sono i panini che si vogliono realizzare, io ne ho fatti 7, alcuni sono venuti più grandi, altri un po' più piccoli. Col mattarello stendere ogni pezzo in una forma oblunga, senza assottigliare troppo, quindi arrotolare un po' di sbieco. Lasciar lievitare un'oretta, sempre sul piano ben infarinato e coperti da un canovaccio.
Portare il forno a 250° con dentro la pietra refrattaria, e quando i panini avranno raddoppiato il loro volume, passarli alla cottura per 15-20 minuti circa, e comunque fino a doratura.


Sono profumatissimi e mooooooolto soffici, praticamente senza crosta perché anche l'esterno è soffice. Se non fosse per il lieve sentore di cipolla che emanano, potrebbero essere benissimo scambiati per delle brioches, tanta è la loro sofficità.


Se si volessero fare piccolini, tipo bocconcini, potrebbero servire benissimo da finger food per un aperitivo o un rinfresco, veramente deliziosi!

mercoledì 6 ottobre 2010

Pane al mais

Fare questo pane mi ha dato una soddisfazione immensa. Ho seguito la ricetta di Francesca Spalluto che ho trovato qui, prendendomi solo la libertà di cambiare metodo di cottura, utilizzando quello nella pentola bollente di terracotta come per il no-knead bread, perché sentivo dentro di me che mi avrebbe garantito un risultato finale ben al di sopra delle mie aspettative, e così è stato.


La sera prima preparare il lievitino con:
  • 90 g di farina manitoba
  • 55 g di acqua
  • 1 gr di lievito granulare secco

e bagnare la farina di mais per reidratarla:
  • 122 g di farina di mais bramata
  • 71 g di acqua

La mattina dopo impastare:
  • il lievitino
  • 385 g di farina (metà 00 e metà manitoba)
  • 210 g di acqua
  • 1 uovo
  • la farina di mais “bagnata’
  • 1 noce di burro morbida
  • mezzo cucchiaino di lievito di birra granulare
  • 1 cucchiaino e mezzo di sale
  • 90 g di chicchi di mais (ben asciutti)

Impastare tutti gli ingredienti nell'impastatrice, tranne i chicchi di mais che verranno aggiunti solo quando l'impasto sarà ben incordato e si staccherà dalle pareti (circa 15-20 minuti dopo). Coprire e far lievitare fino al raddoppio. Scaravoltare sul piano infarinato e dargli un paio di folding. Lasciar riposare 10-15 minuti, quindi riprendere l'impasto e dargli un altro folding, avvolgerlo in un canovaccio ben infarinato e far lievitare fino al raddoppio.


Accendere il forno a 250° e mettervi a scaldare una pentola di terracotta (o di pirex, o comunque una pentola da forno antiaderente) con coperchio. Quando il forno arriva a temperatura, scaravoltarvi dentro l'impasto, coprire e far cuocere 30 minuti col coperchio, 15 minuti senza e 5 minuti fuori dalla pentola, direttamente sulla gratella.



Ancora tiepido e con un filo d'olio evo sopra, è pura libidine!!!

martedì 5 ottobre 2010

Il polpettone genovese

Credo che non ringrazierò mai abbastanza la coppia di amici che mi ha fatto conoscere questa deliziosa specialità della cucina ligure, preparandola proprio davanti a me e coinvolgendomi nella sua preparazione.
Contrariamente a quel che il nome potrebbe far pensare, non è fatto con la carne... non c'è nessuna traccia di carne, e dà il meglio di sé se viene consumato il giorno dopo la sua preparazione.

  • 700 gr. fagiolini
  • 700 gr. patate
  • 75 gr. ricotta
  • 100 gr. di parmigiano grattugiato
  • 15-20 gr. funghi porcini secchi
  • 4 uova
  • aglio
  • olio, origano, maggiorana, pangrattato, sale

Lessare le patate e i fagiolini e passarli insieme nel mixer.

In un tegame abbastanza ampio da contenere la purea di verdure, far cuocere con olio e aglio i funghi, precedentemente ammollati e tritati grossolanamente. Quando i funghi sono quasi cotti, aggiungere un pizzico di origano.


A questo punto, versare la purea, mescolare bene e lasciarla un po' sul fuoco per farla insaporire e far evaporare l'eventuale liquido.



Fuori dal fuoco aggiungere la ricotta, le uova, il formaggio e la maggiorana.



Ungere di olio una teglia bassa e spolverizzare bene con il pangrattato.


Versare il composto nella teglia, solcare leggermente la superficie con i rebbi di una forchetta e cospargerlo di pangrattato, versandovi quindi un filo d'olio.


Infornare in forno statico a 200° per 40 minuti.



Come dicevo, è molto meglio se viene mangiato il giorno dopo. Si può optare sia di mangiarlo freddo, che di dargli una scaldatina.


Buono, profumato, saporito... sa di riviera ligure!


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...