martedì 23 agosto 2016

Gelato al pistacchio di Bronte versione 2.0

    Perché una versione 2.0? e in cosa si differenzia dalla 1.0?


    Rispondo prima alla seconda domanda: mentre la prima versione di gelato al pistacchio di Bronte è a base crema* + panna, questa è a base yogurt + panna. Perché ho voluto provarlo? perché ogni volta che ho fatto un gelato base yogurt, l'ho trovato più morbido e cremoso. Forse è solo una mia sensazione, ma pur senza nulla togliere ai gelati a base crema, preferisco l'altro tipo.


    *Gelato a base crema significa che viene preparata una crema inglese, quindi con solo i tuorli dell'uovo e niente farina o addensanti, che poi viene aromatizzata con l'ingrediente che si è scelto come gusto del gelato.


    Certo, usando lo yogurt come base, il gusto un po' acidulo dello yogurt tende a venire fuori. A me non dispiace, ma capisco che non a tutti può essere gradito. Tuttavia, se si usa un po' di accortezza a scegliere lo yogurt, anche questo aspetto può essere arginato. Per esempio, per fare questo gelato, ho scelto di usare lo yogurt bianco Muller 0% grassi. Non voglio fare pubblicità alla marca, che tanto non me ne viene in tasca niente, ma è indubbio che gli yogurt Muller abbiano un gusto più morbido, meno "sferzante" di altri. Se poi si usa il pistacchio di Bronte veramente buono, di 1a scelta, posso assicurare che solo i palati veramente più esigenti potranno avvertire la presenza dello yogurt.
    E poi, è sicuramente più veloce da preparare: non bisogna fare la crema, quindi in pratica si salta un passaggio anche abbastanza lungo, dato che bisogna aspettare anche che si raffreddi e farle fare un riposo in frigo prima di poterla buttare nella gelatiera.


    A me è piaciuto molto. Se volete provarci anche voi, il procedimento è pressoché il solito.
    • 250 g di yogurt bianco Muller 0% grassi
    • 250 g di panna fresca da montare
    • 40-50 g di pasta di pistacchio di Bronte
    • 50 g di zucchero fino
    • 50 g di glucosio
    • 3 g di neutro per gelati
    • 50 g di pistacchi in granella

    Come al solito, miscelare il neutro alla dose di zucchero.
    Sciogliere la pasta di pistacchio nella panna. Se si fa leggermente intiepidire, si farà prima. Io non l'ho fatto e ho semplicemente passato più tempo a mescolare finché la pasta di pistacchio non era completamente dissolta.
    Aggiungere lo yogurt e mescolare con frusta a mano. Quindi aggiungere anche il glucosio e lo zucchero misto col neutro, amalgamando bene.
    Versare nella gelatiera con la pala che sta già girando e, dopo poco, versarci dentro la granella di pistacchi, un po' alla volta.


    Far mantecare fino al giusto grado di addensamento.
    Servire subito, oppure trasferire in una vaschetta e mettere nel congelatore. Quando si deciderà di consumarlo, sarà opportuno tirarlo fuori da freezer una decina di minuti prima. Questo è un suggerimento che vale per ogni tipo di gelato: se gli si dà qualche minuto per ammorbidirsi, sarà più agevole da porzionare.


    Cosa può esserci di meglio che essere un gatto? Essere un gatto col gelato!!! :-D

    giovedì 18 agosto 2016

    Polvorones (biscotti tipici delle Canarie)

    Per polvorones generalmente s'intendono dei frollini spagnoli alle mandorle, assimilabili credo a dei sablé (dico credo perché, in effetti, non li ho mai mangiati, ho solo raccolto un po' di informazioni in giro), che si preparano per Natale o per i matrimoni.
    L'elemento che rende questi polvorones tipici delle Canarie, è l'uso del gofio, e aggiungo che sono una vera chicca. Credo che, in tutta Italia, saremo solo due persone ad avere il privilegio di poterle fare: io e Silvia :-) 


    Veramente, sarebbe più corretto dire Silvia ed io, e non per piaggeria, ma perché se non fosse stato per Silvia, e per sua figlia, col piffero che avrei potuto farli anch'io i polvorones!!! Infatti, lo devo a loro soltanto, se ho potuto avere, appunto, il gofio, ingrediente fondamentale della ricetta di questi deliziosi biscotti.


    Vi dico molto sommariamente, che il gofio è una farina che si ricava da un mix di cereali e semi che, prima di essere macinati, vengono tostati, per cui la farina che se ne ottiene ha un colore scuro e il caratteristico sapore/profumo di nocciole tostate.


    Introvabile da noi, e credo comunque, che lo sia ovunque al di fuori delle Canarie, devo ringraziare Silvia che ha commissionato alla figlia, ormai residente a Fuerteventura da oltre un anno, di portare in Italia, in occasione di una sua visita alla mamma, un pacco tutto per me.


    Grazie Silvia e grazie Figlia di Silvia, ho apprezzato moltissimo la premura, e parimenti la ricetta di questi biscotti che mi piacciono da matti e che farò ancora, insieme ad altre ricette, da fare sempre col gofio, che stanno prendendo corpo nella mia testa e aspettano solo l'occasione per essere concretizzate.


    Ricetta dal blog Un Condominio in Cucina. Mi sono concessa la licenza di cambiare qualche trascurabile dettaglio in corso d'opera, per cui tra parentesi ci sono gli ingredienti della versione originale.
    • 100 g di gofio
    • 50 g di farina di mandorle
    • 40 g di zucchero muscovado (zucchero a velo)
    • 60 g di burrolio (50 g di strutto)
    • 1 pizzico di sale
    • 1/2 cucchiaino (piuttosto abbondante) di cannella in polvere
    • 8 cucchiai di latte (acqua q.b.)
    • zucchero a velo per spolverizzare

    Impastare tutti gli ingredienti, a mano o nell'impastatrice, come si preferisce, e far riposare la massa almeno un'ora in frigo, dopo averla avvolta nella pellicola alimentare. Quindi riprenderla, stenderla col mattarello e coppare i biscotti nella forma desiderata. Io ho ricavato una quarantina di biscotti, ma li ho fatti troppo sottili. Non contenendo agenti lievitanti di alcun tipo, questi biscotti non gonfiano per niente, per cui conviene farne magari di meno, ma tenersi più larghi con lo spessore della sfoglia.


    Disporre i biscotti sulle leccarde foderate con la cartaforno e cuocere a 160° ventilato per circa 12 minuti.
    Farli raffreddare completamente, spolverizzarli con lo zucchero a velo e... 


    ... occhio a chi si frega l'ultimo biscotto!!! :-P


    venerdì 12 agosto 2016

    Spaghetti con guazzetto di cozze, vongole veraci e fasolari

    Il guazzetto di frutti di mare è qualcosa che, in quattro e quattr'otto, può toglierti da qualsiasi imbarazzo e risolverti il pranzo o la cena del last minute. In un colpo solo, ci fai primo e secondo, ed è buono, e sa di estate e vacanze al mare.


    Unico requisito: frutti di mare appena pescati e da fonti sostenibili. L'Italia ha circa 7.500 km di costa. Consumare prodotti ittici provenienti da altre parti del mondo, con tutto il patrimonio ittico che la natura ci ha messo direttamente a disposizione, sa di blasfemo. Opinione personale.


    Per 4 persone e senza dosi precise:
    • un sacchetto (1 kg circa) di misto cozze, vongole veraci e fasolari
    • aglio
    • prezzemolo
    • un poco di peperoncino (facoltativo)
    • olio evo
    • vino bianco
    • una ventina di pomodorini datterino in salsa
    • 320 g di spaghetti

    Mettere i molluschi a spurgare in acqua salata, in frigo, per almeno una notte.
    Toglierli dall'acqua, delicatamente senza smuovere le impurità sul fondo, e ancora una rapidissima sciacquata nel lavello, sotto l'acqua corrente.
    Triturare aglio e un po' di prezzemolo e far rosolare in un'ampia casseruola col peperoncino e l'olio evo.
    Metterci i molluschi, incoperchiare e alzare la fiamma.


    Quando sono tutti aperti, aggiungere il vino bianco e i pomodorini. Far finire di cuocere una decina di minuti.
    Salare se necessario, ma se i molluschi sono freschi, quasi sicuramente non servirà.
    Lessare gli spaghetti al dente e condire con una parte del guazzetto, spolverizzando ogni porzione con altro prezzemolo fresco tritato.


    Finire di consumare il resto dei molluschi, accompagnando con abbondanti fette di pane, anche abbrustolite, da intingere nel sughetto.
    Voilà, la cena è servita! E mi raccomando un bel bavaglione a testa, che anche gli schizzi sono serviti! :-) 


    Con questa ricetta così sapore di mare, lascio a tutti i miei auguri di buone vacanze e buon Ferragosto, anche a chi ha scelto di passare le vacanze in montagna o... nel giardino di casa, magari col gatto! :-D

     

    domenica 7 agosto 2016

    Pane con farina buratto a lievitazione naturale

    E insomma, avevo questo pacco di farina Buratto del Mulino Marino, di cui avevo tanto sentito parlare e che ero curiosa di provare.
    Uno dei luoghi dove avevo letto di un pane fatto con questa farina era in questo post di Anice & Cannella, a cui ho pensato di prendere ispirazione per fare questa pagnottella.


    Dico prendere ispirazione perché la ricetta di Paoletta prevede un'idratazione al 100% e, lo confesso, io non ho avuto il coraggio di spingermi fino a tanto. Molto più prudentemente, ho preferito partire da un'idratazione del 60%, e aggiungere mano mano altra acqua fino ad arrivare al 70%. Oltre non ce l'ho fatta, forse la prossima volta ;-)


    Ovviamente la farina l'ho usata in purezza, quindi è un pane 100% buratto a lievitazione naturale, in cui si sente tutto il sapore di questa farina, accentuato giusto un po' dal malto diastasico che ha sostenuto la lievitazione e dato un bel colore alla crosta.


    Il pane è da rifare, e la farina Buratto affiancherà le altre farine che occupano ricorrentemente uno spazio nella mia dispensa.
    • 500 g di farina buratto Mulino Marino
    • 300 + 50 g di acqua
    • 80-90 g di LNL rinfrescato e al picco della fermentazione
    • una bustina (5 g) di malto diastasico
    • un cucchiaio d'olio evo
    • 12 g di sale

    Contrariamente al solito, stavolta ho fatto un impasto diretto. Ho versato 300 g di acqua nella ciotola del Ken e aggiunto il malto, l'olio, e il LNL, iniziando a mescolare con la frusta a K.
    Quindi ho aggiunto metà della farina, una cucchiaiata alla volta, tenendo l'impastatrice a velocità minima, e quando il tutto aveva ancora un aspetto cremoso, ho aggiunto il sale.


    Quindi ho finito di aggiungere la farina un cucchiaio alla volta ed ho alzato la velocità a 2-2,5 portando a incordatura, sempre con la frusta a K. Quando ho notato che l'impasto si avvolgeva attorno alla frusta, ho aggiunto gli altri 50 g di acqua un cucchiaino alla volta, facendo assorbire tutto prima di aggiungere il successivo. Ogni tanto fermavo l'impastatrice e rivoltavo la massa.
    Quando l'ho visto ben incordato, l'ho scaravoltato sul piano infarinato e dato delle pieghe del primo tipo, ho coperto a campana e fatto riposare un'ora.
    Quindi ho dato di nuovo delle pieghe e coperto ancora a campana per una trentina di minuti.


    Infine ho dato le ultime pieghe e messo in un contenitore con coperchio, spennellato con poco olio evo, e posto a riposare in frigo per tutta la notte.
    La mattina dopo ho tirato il contenitore fuori dal frigo e tenuto un'oretta a temperatura ambiente, quindi ho rovesciato la massa sul piano infarinato e gli ho dato delle pieghe. Di nuovo ho coperto a campana per una ventina di minuti.


    Trascorso questo tempo, ho messo la mia pagnottella su un canovaccio ben infarinato, sempre con la Buratto, e dentro un cestino da lievitazione con la falda in alto.
    Ho fatto lievitare, a me sono state necessarie 3 ore nel forno con la lucina accesa, a 28° circa.
    Quando l'ho vista ben lievitata, ho acceso il forno alla massima temperatura con la pietra refrattaria infilata nella scanalatura più bassa, per farla arroventare bene.


    Ho scaravoltato la mia pagnottella su una pala ben infarinata con la falda in basso e praticato dei tagli con una lametta, quindi l'ho fatta scivolare sulla pietra e fatta cuocere per 10 minuti a temperatura massima e per 20 minuti a 230°. Ho alzato la pietra alle scanalature medie, abbassando la temperatura a 200° e fatto cuocere ancora 10 minuti col portello a fessura.


    Ho fatto raffreddare nel forno spento col portello socchiuso, quindi sulla griglia col forno completamente aperto, infine sulla griglia fuori dal forno.


    Ecco un'impastatrice seria ed efficiente, altro che KenChef!!! :-P


    martedì 2 agosto 2016

    Tartufamisù

    Tamara Tamara, tu lo sai che a me queste cose non le devi fare! Finché proponi quelle torte favolose da lasciarci sopra gli occhi, quelle che ti ci devi organizzare almeno una settimana prima, io sono tranquilla che tanto so che al massimo posso sbavare davanti alle foto sul computer, che solo l'idea di provare a farle mi fa salire l'ansia da prestazione.
    Ma se mi proponi una delizia sciué sciué come questi tartufini di tiramisù, di quelle che, nel momento stesso in cui le pensi, le hai già fatte, tanto sono veloci, io non ho scampo... DEVO FARLE!!! 


    Il guaio è che se le faccio, poi mi tocca pure mangiarle. Certo, non da sola, ma comunque sono 'na botta da niente ai buoni propositi di mangiare in maniera bilanciata e morigerata... eeehhhh, come soffro!!! ;-P
    Con queste dosi ce ne escono una ventina, dipende da quanto si fanno grandi e quanti se ne mangiano strada facendo :-D


    I tempi lunghi di realizzazione dipendono solo dalla necessità di far riposare l'impasto in frigo, una prima volta per poter meglio lavorare le palline, e una seconda volta quando le palline sono formate, per poterle passare meglio nel cacao. Io ho trovato comodo preparare l'impasto la sera in modo da lasciarlo in frigo tutta la notte, riprenderlo la mattina dopo, formare le palline e poi far riposare i tartufini ancora un'oretta. Se si va di fretta, si può agire di freezer.
    Piccola annotazione a margine, per quando li rifarò: non ci vedrei male un goccino di liquore, magari di rum ;-)

    • 250 g di mascarpone bio
    • 100 g di zucchero a velo
    • 2 cucchiaini di caffé solubile diluiti in un cucchiaio di latte tiepido (o 1/2 tazzina di caffé stretto stretto)
    • 1 cucchiaino di rum (facoltativo)
    • 10 savoiardi (o forse 11 o 12, dipende) di farro bio
    • cacao amaro in polvere q.b.

    Sbriciolare finemente i savoiardi, o col mixer, o col metodo della nonna: mettendoli in un sacchetto di plastica alimentare e usando il mattarello come rullo compressore :-D Io ho usato il rullo compressore e li ho polverizzati piuttosto finemente. Tenere da parte.
    Mescolare il mascarpone con lo zucchero. Ho usato le fruste elettriche, come suggerisce Tamara, e ho avuto un attimo di panico quando mi stavo rendendo conto che il mascarpone stava impazzendo, nel senso che ha rischiato di diventare burro, come quando si monta troppo a lungo la panna. Mi sono fermata in tempo, e ho concluso che, per non rischiare, in futuro userò il tradizionale cucchiaio di legno.


    Aggiungere il caffé, eventualmente mescolato al rum se lo si volesse mettere, e amalgamare.
    Aggiungere i savoiardi sbriciolati fini fini e amalgamare. Regolarsi dalla consistenza se non sia necessario aggiungere uno o due savoiardi in più. A me 10 sono bastati.
    Livellare, coprire con pellicola a contatto, mettere in frigo alcune ore, meglio tutta la notte.

    [CATSeggio mode: ON]
    E tra una sbriciolata, un'impastata, un'attesa e un'arrotolata, capita che ti venga voglia di scrivere un'email alla musa ispiratrice della ricetta per farle sapere cosa stai facendo, ed è così che scopri che... opperdindirindina! pure lei sta facendo lo stesso!!! :-D

     
    [CATSeggio mode: OFF]

    Riprendere l'impasto ben solidificato e formare le palline, agendo piuttosto velocemente ché l'impasto si ammorbidisce facilmente, quindi rimettere le palline in frigo un'oretta.


    Passarle nel cacao, metterle ognuna in un pirottino di carta e conservare in frigo fino al momento di servirle.
    Sono semplicemente da URLO!!! 

    E per restare in tema di tartufi, che ve ne pare di questo bel tartufino???

    giovedì 28 luglio 2016

    Gelato allo yogurt al caffé

      Questo gelato l'ho programmato praticamente in contemporanea a quello ai pistacchi di Bronte, ripromettendomi di farlo subito, il weekend successivo. 


      Mai avrei potuto immaginare che sarebbe stato il weekend più freddo e piovoso di tutta l'estate! Già dal giovedì, l'afa dei giorni precedenti era del tutto scomparsa, per lasciare spazio a temperature estive sì, ma ben più tollerabili. La notte sono arrivate le prime piogge, ma ancora niente di drammatico. Il venerdì mattina si presentava come una normale mattinata che seguiva a una nottata di pioggia, temperatura un po' friccicarella, cielo incerto che prometteva ancora qualche spiovazzo rinfrescante.


      Rinfrescante 'na sega (perdonate il francesismo). Dal primo pomeriggio, si sono aperte le cateratte del cielo, ed è venuto giù di tutto! Tempeste, allagamenti, intere zone sul livello del mare completamente interdette al traffico, mareggiate, ombrelloni e sedie a sdraio portati via da un vento forza 10, allerte della protezione civile che invitavano a non mettersi in circolazione se non per motivi gravissimi...
      Insomma, ti viene un po' il dubbio se sia il caso di fare il gelato.


      Io però, sono un'inguaribile ottimista, e mi sono detta che dopo la pioggia torna sempre il sole, ed è meglio non farsi cogliere impreparati :-)
      E poi, dove sta scritto che il gelato si debba mangiare solo quando fa caldo??? :-D
      • 375 g di yogurt al caffé bio, e magari anche magro, per ammorbidire i sensi di colpa :-)
      • 250 g di panna fresca
      • 50 g di glucosio
      • 50 g di zucchero fino
      • 3 g di neutro per gelati
      • 1 tazzina colma di caffé bello forte
      • 50 g di pepite di caffé al cioccolato fondente

      Preparare il caffé e farlo freddare.
      Mescolare il neutro con lo zucchero.
      In una ciotola, mescolare con una frusta a mano lo yogurt con la panna, il glucosio, lo zucchero col neutro. Aggiungere anche la tazzina di caffé e amalgamare bene tutti gli ingredienti.


      Azionare la gelatiera e versarci l'intruglio di panna-yogurt-caffé, e lasciar mantecare per 30 minuti circa, aggiungendo le pepite, poche alla volta, quando si noterà che appare più denso, più o meno a 10 minuti dalla fine.


      Servire nelle coppette guarnendo con altre pepite e cialde da gelato, o altro a piacere. Per esempio, non sarebbe stato male farci un bell'affogato al caffé Borghetti... peccato che non ce l'avevo :-( 

      Comunque, ho casualmente scoperto che esiste una National Ice Cream Day, proclamata dagli americani ovviamente, che per loro tutte le scuse so' bone per avere qualcosa da celebrare, che coincide con la terza domenica di luglio. Perciò, sono anche arrivata in tempo per le celebrazioni, dato che il post passa soltanto oggi che è il 28 luglio, ma io il gelato l'avevo già fatto il 16, e l'ho mangiato il 17 (e anche il 16, ça va sans dire ;-) )

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